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Jovanotti, montagna e mercificazione neoliberale
Se
lo fa il WWF il concerto pop a 2275
m è sostenibile. Lo ratifica il ministro dell'ambiente che si dimostra
ancora una volta un fazioso indegno di ricoprire una carica pubblica:
"Se c'è il Wwf, sto con Jovanotti". Come dire che se la
stessa identica cosa se non era benedetta dal WWF
non andava bene. Come l'olio di palma che se ha il bollino WWF è
sostenibile (non importa se prima c'erano le foreste pluviali dove ora
ci sono le piantagioni).
di
Michele Corti
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(09.04.19) L'evento
(il concerto da stadio di Jovanotti a Plan Corones in Südtirol) è
previsto per il prossimo 24 agosto, ma le polemiche sull'opportunità di
organizzare la manifestazione sono divampate con largo anticipo. In
questi casi c'è sempre il sospetto che i protagonisti della polemica
cerchino visibilità per sé stessi e che, nel contestare una
iniziativa ritenuta sconveniente, finiscano per farle pubblicità.
Allora perché parlarne?
Perché non si tratta del solito
concerto pop ma di un evento "buonista", ovvero di una iniziativa,
promossa dal WWF in tandem con il Jovanotti e che, coinvolgendo le
spiagge in piena estate, vorrebbe "sensibilizzare" il pubblico sui
danni della plastica.
RURALPINI.IT ADERISCE ALLA CAMPAGNA
NO JOVAbeachtour a PLAN de CORONES
FIRMA LA PETIZIONE PER CHIEDERE CHE NON SIA AUTORIZZATO IL MEGACONCERTO
VAI ALLA PETIZIONE
Quello che irrita è che il WWF ha preso a
spada tratta le difese di Jova, contestato da Reinhold Messner per la scelta della location Plan
Corones, senza chiarire il suo ruolo nell'evento. Insomma la classica
ipocrita autodifesa nello stile arrogante e autoreferenziale della
multinazionale del conservazionismo neoliberale, efficientissima
macchina da soldi (sull'efficienza delle sue azioni ecologiche, invece
c'è molto da dire). Il WWF ha rigettato con sdegno le accuse, come
sempre.
Si sente al di sopra di ogni critica perché il sistema mediatico e
dello spettacolo neoliberale ha costruito accuratamente una immagine di
santità. Il WWF, specie in tempo di disfacimento della chiesa
cattolica, ha potere di benedire, assolvere, concede indulgenze dai
peccati. Come un tempo la chiesa cattolica ha il potere di decretare
ciò che è buono e giusto per l'ambiente (o quantomeno non dannoso).
Così il Panda ha decretato che, se lo fa Jova, e se - a maggior
ragione -
lo fa con il Panda, per la campagna contro la plastica della corazzata
ambientalista, allora
sono ok decine di migliaia di persone su una cima (per quanto a
panettone) delle Dolomiti a 2275 m, in pieno agosto (aggiungendo
congestione a congestione, mentre la maggior parte delle bellissime
vallette secondarie alpine restano deserte anche a ferragosto). Per di
più ci si
"copre" con uno strumento formale, la valutazione
di incidenza ambientale, che vale spesso meno della carta su cui sono redatte, visto che le grandi opere devastanti ottengono la
valutazione positiva. Come? Pagando i professionisti più abili a
nascondere le cose dietro cortine fumogene di calcoli "giusti".
Il WWF è peraltro consapevole che qualche
domanda sul suo candore no profit qualcuno, ormai, se la ponga. Infatti
deve precisare che per l'evento "non percepisce un euro". Già, ma la
promozione quanto vale? La visibilità ottenuta da una serie di mega
concerti pop da stadio, catapultati sulle spiagge e su una cima delle
Dolomiti quanto vale? Le donazioni e le iscrizioni arrivano solo se
l'immagine viene continuamente promossa.
Lasciando
perdere coloro che, sulla scia
di Messner, si sono lanciati nella critica dell'evento, ci pare
doveroso riferire a quali ignobili attacchi è stato sottoposto
l'alpinista sui
media e sui social. Gli hanno rinfacciato di lasciare sporchi i campi
base degli 8 mila scalati (lui che per primo è salito ai top del mondo
senza bombole che gli altri abbandonavano sul posto), la pubblicità
della Levissima e ... dulcis
in fundo, di aver deturpato il Plan de Corones con... una colata di
cemento (vedi sotto).
L'aspetto
curioso è che, quando fa comodo, il Plan è un sito
"largamente antropizzato e cementificato" per il quale non c'è motivo
di temere l'ìmpatto negativo del concerto pop, dall'altra, per
contrattaccare Messner diventa un santuario "deturpato" dal suo museo.
Il museo (dell'alpinismo tradizionale), uno dei sei dello scalatore ed
ecologista sudtirolese, è stato realizzato
limitando a delle grandi aperture la parte fuori terra. come si vede
bene nella foto. Può non piacere, ma non parliamo di colate di cemento.
Quanto all'accusa di arricchirsi con i musei chiunque
ne capisca qualcosa sa bene che con i musei non si fanno i soldi.
I soldi li fa, tanti, una pop star di regime come
Jovanotti il cui successo è un esempio perfetto di come la macchina
dello spettacolo, della musica commercial, sia divenuta in tempi di
capitalismo neoliberale una vera e propria industria che è un veicolo
di diffusione di costume, consumi, influenza ideologica. Al
"valore artistico" nullo dei testi di
Jovanotti,
ispirato al buonismo sdolcinato e banale che ne hanno fatto
il cantante di Veltroni e di Renzi, viene in soccorso la macchina dei
media della finanza che è riuscita ad associare ai contenuti banali (ma
graditi al
regime) jovanottiani una qualche pretesa ispirazione filosofica.
Espediente ottenuto non già attraverso l'esegesi dei testi (non si cava
sangue da una rapa), ma costruendo sulla
"sensibilità" ecopacifista del cantante la figura di un quasi guru,
interpellato spesso sulle gravi questioni del paese e del pianeta. Con
la tranquillità di poter ottenere confortanti pillole di saggezza
politically correct, europeiste, immigrazioniste,
mondialiste.
Il nostro presenta anche il vantaggio di essere rassicurante, ottimista
ed ecumenico (quello che vuole un'unica grande chiesa, da Che Guevara a
Madre Teresa) senza ricalcare il modello delle rockstar "maledette" che
se, da una parte, nel loro falso trasgressivismo, rappresentano sicuri
puntelli ideologici per il sistema neoliberale (libertà individuale
senza limiti e freni, culto dell'assecondamento dei desideri e superamento del limite),
dall'altra veicolano anche visioni pessimistiche (e che quindi non incoraggiano
i consumi, tranne quelli di droga e superalcolici si intende). In definitiva una
perfetta macchina commerciale e ideologica che, in accoppiata con il
WWF, produce un effetto di rinforzo reciproco, una sintesi perfetta
della società neoliberale basata sull'ambientalismo di comodo e la
mercificazione di ogni aspetto della vita all'interno della bolla
mediatico-spettacolare.
Il
Plan de Carones, un panettone da cui si gode una straordinaria visione
delle Dolomiti. D'accordo che ci arrivano gli impianti di risalita e ci
sono costruzioni, ma non certo grattacieli, ed è comunque una cima in
quota con uno scenario unico. Catapultarvi un concerto da stadio
è espressione di una volontà di assogettare, al circo
commerciale dello spettacolo (decibel al massimo) la montagna, senza alcun rispetto per la quello che vi cercano e i suoi frequantatori. Chi obietta è etichettato "talebano".
Oltre al WWF, a replicare a Messner, è intervenuto lo stesso
Cherubini che, omaggiando cerimonialmente la competenza in materia di
montagna del grande alpinista, se ne è poi venuto fuori con l'infelice battuta: la montagna non ha più diritti delle
spiaggie o del prato di Woodstock. Da qui traspare la "filosofia"
liberale (mercatista) del nostro, per il quale ogni sito in grado di
contenere i suoi fan, con l'eccezione di ambienti protetti e fragili
che soccomberebbero fisicamente all'impatto, è buono per essere usato dall'industria
musicale. Ma se la spiaggia di Rimini è l'emblema del
turismo sand-sex-sand, la
montagna è, all'opposto,
la ricerca di silenzi, l'ascolto del soffio della spirito, la
contemplazione, attraverso l'immersione nel paesaggio con tutti i sensi
(udito, tatto, odorato) e non solo la vista, unico senso iperstimolato
dalla civiltà tecnologica. I decibel del concerto del nostro
buonista da
Bildeberg, da Davos, da FMI ("non mi basta l'euro vorrei la moneta
mondiale") non sono uno sfregio? Non contento il Cherubinim insiste nel difendere "per principio" la sua manifestazione: “Plan de Corones è
un luogo di tutti ed è bello per questo” . Perfetta espressione in
pillole dell'ideologia neoliberale: tutto è permesso, perché alla base
c'è il desiderio, l'impulso, l'affermazione egotica individualista. Gli
effetti di un desiderio di massa non contano: se dall'Africa vuoi
venire in Europa è tuo diritto individuale, non importa se moltiplicato
per milioni è un'invasione. Se vuoi andare a Venezia e sui sentieri più
battuti delle Dolomiti ne ha diritto perché il tuo vale come quello di
milioni di altri individui. Il neoliberalismo ignora la dimensione
collettiva (c'è solo il mercato e lo stato oltre il singolo). Ma il
risultato è che se tutti vogliono andare a Venezia o su una cima
dolomitica c'è la devastazione. Plan de Corones è di tutti ma 25 mila
fa come annunciato trionfalmente dagli amministratori locali - che
gongolano alla sola idea degli sghei che farà affluire in zona il
concerto-, non sono facilmente digeribili anche da un sito
"sputtanato". Se non altro l'erba a ricrescere a 2275 m ci mette molto
più tempo. E della fauna selvatica tanto cara a WWF cosa sarà? Sparare
110 db con i boschi tutto intorno (vedi foto) proprio non impatta
nulla?
Concludiamo con quella che per i
"realisti", quelli con i piedi per terra, che non vedono altra
dimensione che il mercato e la mercificazione di ogni cosa, è una
provocazione da "talebani": in montagna la musica ci sta bene, ma deve
essere in armonia con l'ambiente. Bene la musica da camera, gli strumenti acustici,
gli Alphorn, le cornamuse anche se non necessariamente di deve eseguire solo folk e classica. È questione di decibel e di attrezzature, di automezzi messi in movimento per trasportare la troupe e le coreografie.
Le operazioni tipo Plan de Corones scacciano più turismo di quanto ne
attirano e sono redditizie solo per gli organizzatori e pochi operatori;
non contribuiscono alla reputazione di
una destinazione di montagna perché chi "compra" la montagna nella
maggior parte dei casi non gradisce gli eventi di massa e fracassoni.
Alla lunga pagano più tanti piccoli eventi diffusi. La migliore
risposta a Jovanotti e al WWF e a chi localmente ha caldeggiato
l'evento, per pura mira di lucro immediato, sarebbero tante disdette dalle prenotazioni turistiche per la
settimana della manifestazione. Dato il periodo le camere non
resteranno vuote, ma almeno un segnale sarà arrivato.
Mario Brunello,
violoncellista è stato tra i primi a proporre musica sui pascoli e
sulle cime. La sua è anche una ricerca di un suono autentico, restituito
dall'ambiente della montagna. Nei concerti "Suoni delle Dolomiti", però, sono
coinvolte a volte anche migliaia di persone. Allora Mario ha deciso di
immergersi ancora più profondamente nella dimensione della montagna
viva, dell'alpeggio, quella dimensione originariamente ricca di suoni
e oggi, invece, più silenziosa. Erano i suoni dei campanacci e del vento, i muggiti ma anche i
vocalizzi dei pastori che ovunque sulle Alpi cantavano lo jodel, quelli della musica ammaliante dei corni delle Alpi (anch'essi non solo svizzeri ma diffusio su tutte le Alpi), delle
cornamuse, dei pifferi, tutti strumenti comunemente suonati dai pastori
sino a qualche secolo fa. Testimonia Teresa Thaler: Mario, il
«nostro» pastore, passa
l'estate in malga per ricaricarsi e cercare ispirazione. A volte alla
sera si mette lì in mezzo alle bestie uniche spettatrici e suona il
corno. È magico, e se il vento è a favore, noi dei masi qua sotto
sentiamo la melodia.
I concerti pop "ambientalisti" fateli negli
stadi.
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Montagna
sfregiata
(03.04.14)
Firma contro il vandalismo motorizzato sulle montagne lombarde
(superate 20 mila firme oggi)
Il Cai Lombardia ha lanciato una petizione
online che viaggia verso 30 mila firme. Si tratta di far capire al
Consiglio Regionale che le deroghe che allargano i paletti della
normativa, peraltro già poco rispettata, possono avere un effetto
deleterio. I costi del transito motorizzato illegale su pascoli,
mulattiere e sentieri sono ingenti. Esso compromette la fruizione e
l'immagine di una montagna che può e deve rilanciarsi in una
prospettiva di ecoturismo rurale
(17.01.14)
A Gromo (BG) va in rovina un complesso architettonico di proprietà
comunale
La Lombardia fa di tutto per cancellare la sua storia
e la sua identità. Nel 1984 la prima Comunità Montana della
Valseriana Superiore aveva censito un enorme e prezioso patrimonio
rurale vernacolare. Ma poi per il suo recupero e la valorizzazione i
soldi non ci sono mai (per la speculazione immobiliare cammuffata da
industria sciistica e le biomasse invece si)
(14.01.14)
La Lombardia merita una rete sentieristica
Intollerabile il ritardo di una regione "avanzata" in materia di
valorizzazione di una infrastruttura così importante come la rete
sentieristica. Per di più da parte di una regione largamente confinante
con la Svizzera, paese che dal 1985 ha varato la rete federale e
cantonale dei sentieri . Una politica miope che continua a trascura la
mobilità lenta per puntare ancora su sci e autostrade
(30.10.2013)
Il marcio dietro il Luna Park bianco
Lo scandalo della società comunale Sviluppo Turistico Lizzola minaccia
la stagione sciistica in alta Valseriana. Un torbido vortice di soldi,
di firme false, di bilanci aggiustati. Un sindaco-bancariolicenziato
dalla banca e accusato di appropriazione indebita aggravata. Compensi
al di là della legge per gli amministratori. Il fallimento annunciato.
E una centrale a biomasse che doveva salvare i bilanci e lo
affondadefinitivamente
(06.10.13)
TAV violenza contro le valli
Mentre in val di Susa anche la vendemmia è
militarizzata, in val Scrivia (Liguria) è in atto la resistenza agli
espropri del "Terzo Valico" una linea ancor più inutile della
Lione-Torino che serve ad accontentare banche e imprese escluse dalle
tratte principali. Intanto si assimila il movimento al terrorismo
(04.01.13) Alagna
(Vc). Blocco della pista da sci contro i gatti delle nevi e i cannoni
Devono intervenire i carabinieri per interrompere la
protesta contro i cannoni, i battipista che disturbano una borgata di
case walser del XVII secolo. Ed emerge tutta l'ipocrisia delle
"bandiere" e delle certificazioni di comodo
(15.01.13)
Il retro triste del Luna Park (Orobie)
Un
rifugio che già da diversi anni era dato per "temporaneamente chiuso",
una specie di discarica, un cadavere insepolto,
vandalizzato. In mezzo alle piste
(28.01.13) E lo chiamano ecotunnel (Madesimo/Piuro)
(SO)
Ancora progetti hard di "sviluppo sciistico" nella
montagna lombarda. Si progetta un tunnel di 3,5 km per raggiungere una
valle dove oggi si arriva a piedi o in funivia e con gli sci. E si
prende anche la scusa di favorire gli alpeggi. In una Valle Spluga con
alpeggi sottocaricati e abbandonati anche quando serviti da strade
(19.09.12) Val Seriana Superiore (Bg). Non è solo Luna
Park, c'è di peggio
L'immagine delle valli bergamasche che oggi La Stampa
fornisce ai propri lettori è desolante. Ruralpini e
diversi amici della Val Seriana che amano la montagna hanno
lanciato un allarme sul "Luna Park Orobie", sull'uso sempre più
massivo di mezzi motorizzati su sentieri, mulattiere e pascoli.
Amministratori (non tutti), operatori turistici, politici hanno
risposto sdegnati: "si ingigantiscono fatti marginali", "si getta
discredito gratuitamente", "polemiche inutili e pretestuose". Ma di
fronte ad una lettera (privata) dello scrittore Davide Sapienza - che
denunciava una domenica di ordinario Luna Park (e peggio) per di più
'giustificato' strumentalizzando i disabili - un redattore del
quotidiano torinese ha chiesto di pubblicarla. Una promozione
all'incontrario su cui gli operatori locali farebbero bene a riflettere
e una denuncia che dovrebbe spingere il Cai ad una posizione un po' più
coraggiosa
(02.09.12)
Orobie: Orso, Neviland, e... mattone
Yvan Caccia, il neo presidente leghista del Parco
delle Orobie bergamasche definisce "provocazioni" i rilievi sulla
trasformazione della montagna orobica in un Luna Park. "Prima di tutto
c'è l'uomo". In realtà dietro la demagogia c'è una malissimo celata
difesa del mattone e del progetto Comprensorio sciistico
Colere-Lizzola/Neviland. Intanto lancia il nuovo simbolo ruffiano del
Parco: l'orso leggi
tutto
(21.08.12)
Montagna Luna-Park in Val Seriana (Bg)
Questa estate Son e Lumière alle
cascate del Serio. Le cascate sono uno spettacolo di per sé con i loro
315 m, reso evento "tradizionale" dallo sfruttamento idroelettrico che
concedeva un tempo solo due volte all'anno il deflusso naturale. Ora
l'Enel, per esigenze di immagine, apre 5 volte, anche in notturna.
E già che ci siamo: fuochi d'artificio e musica. Ma è inseguendo
emozionalità pura e spettacolarizzazione che si valorizza la
montagna? Intanto in Val Seriana si va avanti per questa strada: si
promuove l'uso dell'elicottero come fosse una giostra e si progetta di
portare masse escursionistiche sulla vetta della Presolana. leggi
tutto
(19.08.12)
Aggressione legalizzata (o tollerata) alla montagna (Bg)
In questi giorni su certi sentieri dell'alta vel
Brembana ho incrociato più moto che escursionisti. Una pratica vietata
ma tollerata. Se poi pensiamo che mei prossimi giorni si organizzeranno
anche delle gare di enduro e motocross... Tutte cose non solo tollerate
ma anche incoraggiate dalle amministrazioni (che poi si riempiono la
bocca di ambiente e sostenibilità). E gli ambientalisti dove sono?
(03.02.12)
Valtellina: Patrizio del Nero, il politico della "montagna da
bere" al capolinea
L'articolo di ieri su La Provincia ha avuto l'effetto
di un rintocco di campane a morto per Patrizio Del Nero. Sfiduciato
quale presidente del consiglio provinciale (anche a seguito della
vicenda del Parco eolico) ora è sfiduciato anche come "manager" dal Cda
del Distretto agroalimentare per via del fallimento della Mostra del
Bitto. E come se non bastasse c'è la vicenda di Fly emotion il Luna
Park della montagna con la ditta trentina che non è mai stata pagata
per il lavoro eseguito
(29.02.12) NO TAV: quando la montagna è espropriata
anche della protesta
Il movimento No TAV è diventato un pretesto per gli
estremisti in servizio permanente effettivo. Chi imbratta i muri
di Milano (foto mia a fianco) o organizza i blocchi a Lecce parla in
nome di una valle che non sa nemmeno dove si trovi. Le Terre alte le
loro battaglie le vogliono combattere con la partecipazione e la non
violenza
(12.01.12)
Circo bianco a tutti i costi. Proteste in alta val Seriana
(BG) ma anche a Milano
Una stagione con poca neve e temperature elevate
riapre la discussione sulla sostenibilità dell'industria dell"oro
bianco". Una monocoltura che ha imposto un modello di sviluppo
distorto e dipendente alla montagna. La protesta degli abitanti di
Cassiglio e Valbondione che si vedono "rubare" le neve per portarla
assurdamente in una Milano dalle temperature di inizio primavera
diventa il simbolo di una reazione (che va ben al di là di 5mile mc di
neve artificiale).
redazione@ruralpini.it
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