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Orsi trentini

Michele Corti, 30 agosto 2023







  • Tutto va ben madama la marchesa

  • I Signorotti del Parco allergici alle critiche

  • Il Comitato Insieme per Andrea Papi risponde al duro attacco sferrato dal parco Adamello Brenta contro il comitato stesso. La differenza è che, per rispondere alle accuse, il Comitato ha dovuto acquistare un'intera pagina de l'Adige che aveva dato ampio spazio alla nota del Parco. E' democrazia?

  • L'arroganza del Parco Adamello Brenta, allergico alle critiche (come tutte le istituzioni totalitarie) è senza limiti. Esso continua a spudoratamente a sostenere il successo di Life Ursus. Non solo; si rifiuta di chiedere scusa alla famiglia Papi e attacca pesantemente il Comitato che la sostiene.  C'erano bisogno di ulteriori conferme circa la natura del Parco (dei parchi) che Ruralpini denuncia da sempre? Le prese di posizione dei sindaci delle Giudicarie (tra cui il presidente del Parco) che invocano provvedimenti d'urgenza per un progetto sfuggito di mano, rivelano l'imbarazzo di chi, per anni, è stato sottomesso al Parco come un valvassore al barone.


  • Solo che, invece che il vincolo feudale la nuova baronia "verde" che comanda nel Parco (funzionari, "scienziati", consulenti, associazioni ambientaliste) tiene in soggezione gli amministratori pubblici eletti che - molto in teoria - dovrebbero in qualche modo partecipare alla gestione del parco. Li tengono in soggezione con il bastone e la carota delle autorizzazioni, dei vincoli, dei finanziamenti. Meccanismo che funziona tanto meglio quanto più i sindaci sono inclini a perseguire interessi personali, famigliari, delle proprie cerchie. E i cittadini? Sono sudditi senza voce che non possono più frequentare liberamente i loro boschi (proprietà privata beninteso - cosa che l'animal-ambientalista da salotto neppure conosce - gestita da Asuc e altre forme associative).


Il Parco marca il possesso del territorio. Nel segno dell'orso

  • Persa l'autonomia, conquistata dalle genti alpine nel medioevo, a vantaggio del nuovo barone (il Parco), le comunità che hanno la sfortuna di essere state imprigionate da sciagurati amministratori del passato entro il perimentro del Parco (ma capita anche a quelle fuori Parco dove sono arrivati gli orsi del Parco) si vedono espropriate anche delle proprietà di boschi e pascoli diventati "casa dell'orso". Questo refrain "il bosco è dell'orso" ( è ripetuto come un mantra da sprovveduti o fanatici fan degli orsi, condizionati  dalla retorica del Parco e degli ambientalisti). Chi ha instillato nelle teste aninaliste questa idea malsana se non il parco che ha fatto dell'orso Signore della foresta uno dei suoi leit-motiv? In realtà l'orso non si appropria di un bel nulla, l'orso è anch'esso una vittima del Parco.
  • L'orso è un medium, uno strumento; tutte le chiacchiere sui "diritti degli animali" nascondono il conflitto sociale, la lotta delle élite per concentrare potere, controllo e ricchezza. Il bosco, la montagna, le valli diventano proprietà dei Signori dell'orso (e del lupo), dei tecnoburocrati verdi e degli interessi che stanno loro dietro, gruppi e interessi che concepiscono l'orso come uno strumento del loro potere, uno strumento per sovvertire la vita e la cultura rurale, le consuetudini, i modi di vivere. Uno strumento per eliminaresicurezza e libertà e favorire lo spopolamento. E tutto ciò sulla base di un disegno politico che si traveste di "tutela della natura".

  • Giustamente il Comitato Insieme per Andrea Papi insiste su questi due concetti inscindibili: sicurezza e libertà. E quanta boria questi Signori del Parco, proprio come i loro predecessori feudali. Ma la rivolta contro la prepotenza di chi liquida come "sterile polemica" il diritto di critica nei confronti di un progetto sciagurato che ha causato la morte di un figlio, di un fratello, di un fidanzato, di un amico, di un membro della propria comunità.


Da: "il T" (quotidiano autonomo del Trentino e del Süd Tirol) del 6 agosto (qui)

A Ferragosto il comune di Andalo ha inaugurato questo orso gigante nel parco giochi dei bimbi. Un'altro doloroso affronto alla famiglia Papi e tutti i trentini che sono a lei vicina. Un atto di sudditanza verso i Signori dell'orso, verso la tecnostruttura autoritaria e autoreferenziale del Parco.




Risposta all’attacco al Comitato “Insieme per Andrea” da parte del Parco Adamello Brenta pubblicato il 07/08/2023 sul giornale l’Adige e sul periodico d’informazione “ Parco informa”



Il Comitato non è nato con la pretesa di dare soluzioni, che peraltro spettano a chi ha la responsabilità di quanto succede nella nostra Provincia Autonoma, e nemmeno per innescare sterili polemiche  ma con un fi ne ben più nobile che è quello di sostenere la Famiglia Papi  alla quale il progetto Life Ursus e la sua disastrosa e ormai  conclamata fallimentare gestione  ha causato l’immenso dolore della perdita di  un figlio che è di noi tutti .

Uno dei principali obbiettivi del Comitato è quello di informare correttamente la popolazione che si vede costretta a subire situazioni  di paura , di sconforto,  di senso di impotenza  e di abbandono dovute alla   privazione della libertà senza giustificazioni plausibili . 

La risposta all’accusa mossaci  di cercare solo  polemica , viene  giornalmente confutata  con le   innumerevoli  interviste , articoli di cronaca e lettere al giornale che danno conto del vero sentimento dell’opinione pubblica; un  sentimento,  che negli anni del progetto  si è cercato di ammaestrare (come  diffusamente riportato nei documenti pubblicati dal Parco)  con azioni di comunicazione di ogni tipo create ad arte e sostenute da ingente spesa di denaro pubblico  (per intenderci quello delle tasse di noi cittadini). Nonostante ciò, e con risorse che derivano unicamente dal nostro spirito ed attività di volontariato gratuito, noi lavoriamo per il diritto alla verità!

La verità forse fa male  ma non può giustificare  l’attacco irrispettoso al gruppo di “docenti o personalità” che ci accompagnano nel nostro lavoro ai quali , sempre rinnoviamo  il nostro grazie, per la gratuità del loro impegno e per il coraggio che dimostrano nel sostenere un pensiero che,  in certi ambienti risulta scomodo,  certamente non premiante  ma che interpreta nel profondo il rispetto per la vita delle persone e la difesa della libertà e della sicurezza dei luoghi nei quali le Comunità hanno esercitato da secoli diritti e doveri che ne hanno consentito lo sviluppo  ed  il mancato spopolamento .

Osserviamo con rammarico le dichiarazioni del Parco che definiscono il Life Ursus come un progetto pienamente riuscito dove l’orso si è ambientato bene, si sta moltiplicando, ha trovato l’ambiente ideale e accogliente e privo di nemici naturali trascurando e dimenticando completamente l’impatto e le conseguenze che questo avrebbe avuto su di un territorio ad alta densità antropica.

A dimostrazione di ciò basta vedere la posizione assunta dei Sindaci Giudicariesi (dei quali fa parte anche il presidente del Parco Adamello Brenta) che richiedono al Presidente Fugatti provvedimenti di pubblica emergenza e la nomina di un Commissario per la gestione di un progetto che oramai da tutti è ritenuto fallimentare.

Non è certo una lista insignifi cante di persone  ed enti  coinvolti  pubblicata  sul n.  18 dei   “Documenti del  Parco”  che può garantire una  maggiore scientifi cità del Progetto Life Ursus rispetto  alla valutazione di scientismo ( deformazione parassitaria della scienza ), così definita  da parte dei componenti del  Comitato  Scientifico che ci accompagna.

Trattasi di una valutazione  ampiamente condivisa dalla numerosa e interessata popolazione  che incontriamo  nei diversi appuntamenti sul territorio.

Non si può dimenticare o omettere, inoltre, che :  le persone   coinvolte nel progetto Life Ursus , siano state persone retribuite per il progetto stesso; fi gura , ad esempio, come soggetto   elaboratore del piano di recupero dell’orso bruno ,   la Wildbiologische  Gesellschaft , Munchen -  WGM – che da una breve ricerca risulta essere   una società privata con sede a Monaco  (D)  nata nel 1977  e fallita nel dicembre 2000.

Di contro sono assenti parecchi Comuni del territorio che poi sarebbe stato interessato dal progetto , come i proprietari medesimi del territorio quali.  Asuc, Consortele, Regole ecc. 

Rivendichiamo quindi il massimo rispetto  per le  stimatissime  personalità  che collaborano con il nostro  Comitato la cui professionalità e competenza non accettiamo sia messa in discussione da chi invece,  ha pagato laute consulenze per lo sviluppo di un progetto che la popolazione ( cittadini- contribuenti)   ritiene non solo un enorme spreco di denaro pubblico ma pericoloso  per la stessa vita delle persone  ed  un indiscutibile danno economico.

Queste non sono opinioni ma “dati di fatto, situazioni reali con le quali ogni giorno oramai dobbiamo confrontarci”.

Analizzando poi le varie previsioni circa lo sviluppo del progetto si rileva un’approssimazione continua  ed un assurdo ed  inaccettabile  parallelismo con quanto avviene negli Stati Uniti , realtà del tutto differente e quindi non raffrontabile al nostro Trentino;  diffi  cile quindi comprendere il merito scientifi co tanto sbandierato e fortemente sostenuto dalle attività di comunicazione a pagamento.

Dall’attenta lettura  dei documenti si rileva il fatto che: il pericolo per l’aggressione anche mortale all’uomo era ben  noto ed infatti ,  nello studio del 2000 si parla di: alcuni orsi possono mostrare comportamenti conflittuali con l’uomo …(omissis) ricerca aggressiva del cibo, a volte condotta anche entrando nelle case, edifici o stalle ; danni molto superiori alla norma alle attività umane ; attacco diretto all’uomo , con esiti anche mortali  (Adamic 1977).

Per quanto riguarda poi il “famoso sondaggio”  nel documento disponibile si legge :   i dati sono riportati e interpretati  in maniera sintetica  e si rinvia a un dettagliato rapporto  che, guarda caso,  non si trova . In ogni  caso  si parla di una campione di 1512  persone,  su una popolazione potenzialmente  interessata di 700.000/800.000 persone  lo  0,19 % del totale ,  alle quali sono  state poste 23 domande .

Ulteriormente dallo studio citato si  legge a pag. 64  che :   la  popolazione interessata dalla reintroduzione dell’orso, non ha alla data del progetto,  e quindi dell’intervista,  alcuna abitudine culturale alla presenza sul territorio di specie selvatiche realmente  pericolose ; ciò appare confermato dai risultati del sondaggio telefonico realizzato, che ha evidenziato come meno del 5% degli intervistati ritengono che l’orso bruno alpino attacchi l’uomo e solo  l’1% ha sentito parlare di aggressioni in altre aree geografi che, mentre l’81 % ha escluso aggressioni dirette all’uomo.  Sostanzialmente  si può dire che chi è stato intervistato non conosceva nulla dell’orso e quindi , se il sondaggio davvero c’è (?),  che valore può avere?

Di contro non viene assolutamente citato il nascere, all’epoca, di movimenti spontanei di cittadini, come il caso del Comitato per la Conservazione dei Diritti e delle Tradizioni Locali nell’Area Adamello Brenta che nel 1996 contava già più di 6.000 adesioni  attraverso le quali la popolazione  locale  residente,  esprimeva la propria  contrarietà  al reinserimento dell’orso proprio nel Parco Adamello Brenta.





La relazione con le amministrazioni locali da parte del Parco,   appare irragionevole e lesiva delle competenze istituzionali  degli Enti  infatti,  sempre dai documenti curati dal Parco,  nel punto che riguarda  la pianificazione delle operazioni di comunicazione, tenuto conto del fatto che dal citato sondaggio emerge chiaramente che: l’attitudine e le situazioni sociali lombarde appaiono più incerte ( minore informazione, minore attitudine positiva verso la reintroduzione maggiore apprensione per i possibili  problemi … (omissis ).

Preventive riunioni con i tecnici della regione Lombardia hanno evidenziato l’opportunità di adottare, nel caso specifico della provincia di Brescia, un approccio graduale al problema, evitando nelle prime fasi del progetto il coinvolgimento diretto delle Amministrazioni e degli Enti locali .  Alla luce di questa conduzione del progetto,  come si fa a parlare di accettazione da parte  del territorio ??

Infine, forse la dichiarazione più grave riportata dal documento è la seguente: per quanto riguarda l’allontanamento o, in casi più gravi l’abbattimento di animali particolarmente problematici, l’attuale quadro normativo non prevede, contrariamente a quanto avviene ad esempio negli Stati Uniti, eccezioni al regime di tutela per gli individui  oggetto di interventi sperimentali ; un  adeguamento normativo che preveda tale regime per gli orsi rilasciati, proposto da Ciucci e Boitani  (1997), non  appare al momento realistico perché in contrasto con le normative nazionali e comunitarie .

Quindi il Parco Adamello Brenta mentre inseriva il grande carnivoro in aree  alpine  densamente popolate, sia da  residenti che da turisti, era ben  consapevole che le norme vigenti avrebbero reso estremamente difficili  le misure di intervento a salvaguardia della vita umana.

Noi crediamo che sia venuto il tempo di chiedere scusa !

“ Comitato Insieme per Andrea Papi”  
Il  Presidente 
 Pierantonio Cristoforetti

La petizione lanciata dal Comitato Antiorso  nell'estate del 2013. Il Comitato era sorto nella primavera del 2012 a seguito di alcune predazioni e della protesta della proprietaria di un asino sbranato che aveva portato l'animale ucciso davanti alla sede del Parco (qui su Ruralpini). Il Comitato divenne poi inattivo per le pressioni sui componenti dello stesso da parte degli interessi turistici. Si preferiva, da parte di questi ultimi, fare come gli struzzi e subire l'iniziatica del Parco.
 


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