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(08.06.10) Tutte le primavere
scoppia la 'guerra'
di alcuni Parchi fluviali contro i pastori
Pecore e parchi fluviali, a quando una soluzione?
La
pastorizia, nel rispetto di alcune regole, è
attività sostenibile, esercitata sulle aste dei
fiumi padani
da centinaia di anni. Ben prima dell'istituzione
dei Parchi
testo
e foto di Marzia Verona (pascolovagante.splinder.com)
Parlando con i pastori vaganti di ogni area del
Nord Italia, costantemente ricorre il tema delle problematiche in prossimità
dei grandi corsi d’acqua, specialmente se questi sono Aree Protette. Tra
opinioni contrastanti dei tecnici e dei responsabili della vigilanza, anno dopo
anno in primavera si ripetono gli stessi articoli, le stesse denunce, le stesse
multe. In Piemonte molto è stato scritto sul Parco del Po, anche in seguito a
sanzioni eclatanti e processi. Ricordiamo che, nel 2009, un pastore ha vinto la
causa contro il Parco che chiedeva un risarcimento di 9.000 euro per danni alla
flora ed alla fauna!
Possono esserci delle aree (circoscritte) dove il
pascolamento debba essere interdetto per motivi di tutela ambientale, ma
altrimenti possono convivere fiumi, flora, fauna, parchi e pastorizia! Questo è
oltremodo valido laddove le aree sottoposte a tutela sono invase da vegetazione
non autoctona in espansione sempre maggiore (Amorpha fruticosa, Artemisia sp., Ambrosia sp., Reynoutria japonica,
ecc…).
Dopo articoli in cui ci si auspicava la scomparsa
della pastorizia, questo è quanto viene scritto oggi da una "vecchia
conoscenza" dei pastori piemontesi su L'Informafiume , notiziario del Parco del Po e dell'Orba:
"Il pascolo abusivo. Le pagine
dell’InformaFiume hanno spesso ospitato notizie, informazioni e opinioni sul
fenomeno, purtroppo ancora molto diffuso lungo il Po. Il Parco è impegnato da
molti anni a contrastare l’attività abusiva condotta da 2-3 pastori che
ostinatamente portano i propri animali a pascolare nelle aree naturali più
importanti e nei periodi più delicati per l’equilibrio degli habitat, senza
ovviamente chiedere le dovute autorizzazioni.
Nel corso
degli ultimi dieci anni, quasi ogni anno i Guardiaparco hanno denunciato
all’Autorità Giudiziaria sempre gli stessi pastori per il pascolo abusivo sulle
proprietà pubbliche e demaniali. Parallelamente si è cercato di coinvolgere
anche altre Autorità locali, tra le quali il Prefetto, sempre più convinti che
i legittimi diritti dei pastori di far pascolare gli animali lungo il fiume non
possono prevalere sul legittimo diritto dei cittadini di vedere tutelati gli
habitat naturali del Parco. Oltre al lavoro di denuncia e repressione degli
illeciti, i Guardiaparco sono impegnati in una vasta opera di informazione e
sensibilizzazione delle popolazioni locali, per cercare di coinvolgerle
maggiormente nel contrastare tale forma di abusivismo. Un’attività molto
intensa, ma che nel tempo comincia a dare risultati significativi, coinvolgendo
direttamente la popolazione sul fronte del rispetto ambientale e naturale.
Troppo spesso, infatti, abbiamo assistito a manifestazioni di protesta di
singoli cittadini che, infastiditi dalla presenza invadente dei pastori e dei
loro animali sui terreni di proprietà (raramente viene chiesto il permesso di
pascolare nei terreni privati…), invece di perseguire gli abusivi a termini di
legge, si sono limitati a chiedere “con veemenza” un rapido intervento al Parco
(o ai Carabinieri, o ai Sindaci, o al Corpo Forestale dello Stato) per
allontanare i pastori… Nel frattempo, i tecnici del Parco stanno lavorando da
diversi mesi a una profonda modifica delle norme che regolano il pascolo, per
renderle più adatte ai tempi, gestibili ed efficaci."
Questo
estratto fa parte dell'articolo "Vigilanza nel Parco 1999-2009: dieci anni
a servizio dell'ambiente, a firma di Carlo Carbonero, Responsabile della
Vigilanza del Parco (pag. 15-16).
Si può innanzitutto replicare che quei soliti 2-3
pastori non lo fanno per sport o per divertimento e non sono gli
unici criminali sprezzanti della legge tra tutti gli appartenenti alla
categoria, ma semplicemente hanno la "disgrazia" di avere il loro
territorio di pascolo all'interno delle aree diventate parco. Altri pastori
pascolano lungo altri fiumi, taluni aree protette (Parco del Po Torinese, Parco
del Ticino, con relativi problemi), altri non sottoposti a tutela. Nel periodo
primaverile, tra aprile e la fine di maggio/inizi di giugno, non per volontà di
danneggiare il Parco, ma per questioni climatiche e territoriali, da sempre i
pastori si spostano lungo i fiumi, che anticamente erano utilizzati da tutti anche
come vie di transumanza.
Per quello che riguarda invece la popolazione
locale, come accade ovunque, ci si trova davanti a qualche proprietario che non
vuole le pecore nei pioppeti (così come in collina c'è chi non vuole che si pascolino
i suoi prati, in pianura che si faccia dormire il gregge nei suoi terreni, e
così via), ma più che altro il vero contrasto nasce sulle aree demaniali, dove
la proprietà è statale, quindi del Parco. Per il resto, in quei cinque anni durante
i quali la sottoscritta ha frequentato con le greggi le sponde del Po nell'area
in oggetto, ho nella maggior parte dei casi incontrato proprietari tolleranti, cordiali,
che venivano a salutare il pastore, gli portavano anche la bottiglia di vino in
regalo... oppure nonni e mamme che accompagnavano i bambini a vedere le pecore
e scambiavano quattro chiacchiere con il pastore.
Sono anche a conoscenza del fatto che ci sono
stati episodi di reale danneggiamento (scortecciamento di pioppi): in quel caso
è giusto punire il responsabile, che pagherà il danno al proprietario o di
tasca propria, o grazie all'assicurazione.
Infine ci chiediamo: se il Parco sta lavorando da
diversi mesi ad una profonda modifica delle norme, lo farò sentendo anche i
pastori o i loro rappresentanti, così come era stato detto/richiesto davanti al
Prefetto ad Alessandria nel 2008, insieme al CFS e ad altri esponenti di varie
istituzioni, e negli incontri successivi, nel 2009? D'altra parte, sulla
newsletter del Parco l'anno scorso si diceva che era stato avviato un
dialogo costruttivo, quindi la speranza è che si continui su questa strada e
che il Piemonte possa costruire un modello da proporre anche nelle altre
regioni, affinché non si debba più combattere la stessa “guerra” tutte le
primavere.
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